... DI QUANDO GOLIA SI ARRESE AI PICCOLI UOMINI.

di Michela Conte

Viggiano, 23 febbraio 2030.


...sembrava fosse destinata a restare la parentesi di un minuto, la nuvola che eclissa il sole, per poi fugacemente farsi da parte, ma …

Era il 2008 quando, per la prima volta, alcuni agricoltori nigeriani levarono una protesta che, agli occhi dei più, sarà davvero sembrata sommessa. Sarebbe servito molto tempo, infatti, prima di poter scorgere una smorfia di paura sul viso dei “potenti”. Eppure, dopo anni di lotte, dissimulazioni, smentite e nuovi colpi di scena, sembra che Davide abbia sconfitto Golia. Un rimando biblico non casuale. Da quel giorno, è iniziato un percorso di risalite e consapevolezze, ammissioni e strette di mano: tutto finalizzato ad una nuova dimensione di abitabilità! Quanto verde, boschi che equivalgono i palazzi, strade quasi del tutto prive di odori e vapori, chi ci avrebbe creduto cinquant’anni fa? Il mostro decolorato dello sfrenato consumismo sembrava pronto a masticarci. Quanti non richiesti tributi hanno dovuto pagare i nostri oceani, quanta poca lungimiranza, avranno patito boschi e foreste. Una lama puntata verso il nostro petto, impugnata e condotta dal nostro sconsiderato agire. Ora, la svolta!
La voglia di protestare e reagire di pochi uomini, che sono poi diventati molti, tanti. Contro il Golia-Shell, gigante della petrolchimica, costretto ad inginocchiarsi alle volontà (legittime e sacrosante) di un nugolo di contadini. Oltre quindici anni d’attesa per i primi risultati, la contromossa (inevitabile e prevedibile) della multinazionale, la paura che qualche squalo di avvocato riuscisse a vanificare tutto e poi, finale meraviglioso, la conferma della condanna anche in appello. Da quel giorno la Nigeria è un posto migliore, con nuove leggi a tutela dell’ambiente, che non dimentica i tributi versati alla causa (terra e uomini) ma che, allo stesso tempo, gonfia di nuovo il petto e rivendica il diritto più importante di tutti: quello alla libertà.
Il bello è che di lì a poco, 17.000 cittadini olandesi intentano causa alla Shell, perché continuava a estrarre petrolio e gas, ignorando la crisi climatica e gli impegni imposti dall’Accordo di Parigi. L'effetto è un altro K.O. per il colosso aziendale.
Mi piace pensare che lo sprint decisivo verso una rinascita “green”, si sia originato proprio da quegli eventi, apparentemente di poco conto. E invece…
le grandi macchine del progresso hanno rallentato, per poi fermarsi. Pensare. Riflettere. Oggi siamo tutti più felici grazie all'azione di pochi.
Ma ce lo meritavamo?