.....E LA DONNA VOLÓ SUL NIDO DEL CUCULO....

di Michela Conte 

Roma, 8 marzo 2041

Ricordate l’otto marzo? Le mimose? Le frasi di circostanza? Sono passati diversi anni dall’ultima volta; eppure, concentrandomi bene, riesco ancora a provare un po’ di vergogna, quel senso lato di inadeguatezza e rossore emotivo continua a fare capolino. Quanto fastidio, anche solo a sentir parlare di “festa” della donna. Cosa c’era da festeggiare? Una liberazione dalla condizione di eterne subalterne alla figura maschile? Ma rendersi omaggio in questo modo, chiedo, non era un’implicita ammissione di debolezza? Che poi, storicamente parlando, non è sempre stato così, non dappertutto, almeno. Si festeggiano i compleanni, gli anniversari, le promozioni: a nessuno verrebbe in mente di festeggiare l’olfatto, il poter sbattere le palpebre o il saper sorridere. Sono cose che diamo per scontate in quanto tali, senza bisogno di celebrazione alcuna. Perché l’essere donna dovrebbe far differenza? Eppure, per quanto scontato ci appaia come concetto, ci sono voluti decenni per accarezzare una parvenza di consuetudine. Ma il pareggio non mi soddisfa, da sempre. Sapere di aver conquistato un “diritto alla normalità” (rabbrividisco anch’io) non lo reputo una ricompensa adeguata. Se è vero che la stabilità si raggiunge passando dagli eccessi, propongo un esperimento sociale finalizzato alla reale consapevolezza, non solo a quella di facciata. Vorrei che da quest’anno, per molti anni, l’otto marzo diventasse la “festa dell’uomo”, con tanto di fiori, serate a tema e bagaglio di ridicoli cliché: cosa ve ne pare? Magari all’inizio sembrerebbe un gioco, un’occasione di divertimento. Probabilmente ci toccherà subirne lo scotto, almeno per un po’. Ma sono certa che, a lungo andare, aiuterebbe a comprendere quello che abbiamo vissuto, seppur in minima parte. Ancor più divertente sarebbe, poi, organizzare un gioco a premi basato su uno scambio di ruoli permanente, la cui finalità sia una non disparità di trattamento salariale e le eque opportunità in termini dirigenziali. La prospettiva impensierisce vero? Già, su alcune cose, nonostante tutto, proprio non si vuole scherzare.

(Fonte: La Repubblica, 8 marzo 2021)