GIULIANA LIBERA

di Francesco Sciannarella

Matera, 17 febbraio 2031

Era il 2006, quando sulle sponde della diga di San Giuliano, vicino Matera, venivano rinvenuti i resti fossili di una balena, poi ribattezzata “Giuliana”. I lavori di recupero durarono ben tre anni, a causa dell'innalzamento continuo del livello dell'acqua nell'invaso. Solo nel 2009 tutti i pezzi (restanti) di questa immensa balena preistorica, a detta degli esperti il più grande fossile mai ritrovato, furono rinchiusi in una serie di casse di legno e conservate nei sotterranei del Museo Nazionale Ridola di Matera. 

Al grido della grande scoperta scientifica, tutti speravano, e credevano, che in poco tempo la macchina burocratica si sarebbe messa in moto, per mostrare al mondo una bellezza proveniente da un tempo che fu. Nulla accadde e il popolo materano dimenticò in fretta. E per undici anni, tra alti e bassi, silenzi forzati e proteste appena accennate calò il sipario sull’incredibile scoperta, anche con la complicità della classe politica, rimasta a guardare.

Quando l'ennesima promessa fatta, nel settembre 2020, di portare alla luce Giuliana non fu mantenuta, un gruppo di attivisti del web smise di attendere e accese una protesta-social che coinvolse migliaia di persone nel giro di poco tempo. Un gruppo, chiamato “Giuliana libera”, che aveva il suo animoso Achab, nome volutamente poco casuale.

Il risentimento crebbe e quando tutto rischiava di cadere nuovamente nell'oblio, nel 2026, Achab (la cui identità è ancora un mistero!), stanco della continua inerzia della Pubblica Amministrazione, decise di organizzare un “flash mob” davanti il museo registrando una partecipazione inaspettata. La cassa di risonanza fu incredibile. Il Comune della città dei Sassi, stavolta, non poté nicchiare: furono finalmente stanziati i fondi necessari per recuperare il fossile al suo precipuo scopo.

È tutto vero! Domani, presso il Museo Ridola, Giuliana torna a casa nella sala a lei interamente dedicata!

Giuliana ha finalmente rivisto la luce e questo grazie soprattutto al “capitano del Pequod” che questa volta non ha dato la caccia a una balena, ma le ha dato la libertà!

Fonti: Repubblica del 30 aprile 2019, La Gazzetta del Mezzogiorno del 18 settembre 2020.

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