Il futuro di ieri

Un blog news che scrive al futuro!


Perché questo blog news?

L'idea di un blog diverso dagli altri mi ha sempre affascinato, ok... ma diverso in cosa? Ormai sono tanti e "postano" praticamente di tutto, ma restano al presente!

È stato questo a sollecitare l'idea: perché non scrivere di qualcosa che deve ancora accadere? Perché non provare a pensare alle conseguenze di un avvenimento di oggi, ma proiettato al futuro? In fondo viaggiare nel tempo ha sempre affascinato l'uomo! Allora, proviamo a farlo, qui, aiutandoci con quell' incredibile risorsa che è l'immaginazione.
Quando ho proposto questo progetto a un piccolo gruppo di amici, ne sono stati entusiasti. Spinti da questa energia positiva ci siamo mossi... E sono sicuro che in questo viaggio saremo sempre di più, perché chiunque può provare a scrivere un "pezzo", basta solo rispettare le poche semplici regole qui di seguito elencate.
Buona immaginazione a tutti!

La Redazione.


Le regole per pubblicare

1) L'articolo non deve ledere in alcun modo persone, gruppi ideologici o di diverse etnie;
2) l'articolo matrice (odierno) deve essere stato pubblicato in una testata giornalistica (anche on line);
3) la lunghezza massima dell'articolo è 2500 caratteri (spazi inclusi);

4)  la Redazione si riserva il diritto revisionare l'articolo;

5) la Redazione si riserva il diritto di non pubblicare l'articolo a propria

insindacabile discrezione. 

6) La pubblicazione dell'articolo non implica alcun impegno contrattuale e/o economico da parte della Redazione nei confronti dell'Autore.

7) Questo blog non è a scopo di lucro. 

 
Scrivi qui il tuo articolo

 

I post pubblicati


di Francesco Sciannarella


Roma, 1 marzo 2041.


È di oggi la notizia della riforma (ennesima!) del sistema pensionistico italiano. L'ultima era stata la tanto chiacchierata “Quota 100” che, nata come una sperimentazione, ha fatto poi da riferimento per le successive.

L'argomento pensione è sempre stato lo slogan elettorale preferito, attrattore di voti e fautore di promesse gridate ai quattro venti, la "patata bollente" dei vari partiti che si sono avvicendati a Montecitorio, in quanto i drastici interventi sul sistema pensionistico sembrano essere stati il modo, spesso criptico, per far tornare i conti!

Tra le riforme più memorabili degli ultimi 50 anni c'è quella del 1992, che porta il nome di Amato, che, gioco di parole a parte, nessuno ha davvero "amato" essendo stata la causa dell'aumento del debito pubblico. Si passa poi alla riforma del Governo Dini (correva l'anno 1995) nota per essere quella del passaggio al “regime contributivo”. Non dimentichiamoci della riforma Maroni (2005), con il balzello della previdenza complementare e del suo “tacito consenso”. Dulcis in fundo la famigerata riforma Fornero, del 2011, che elevò a 67 anni l'età pensionabile, facendo versare (poche) lacrime (di coccodrillo) all'allora ministra e (tante e amare) a quanti vi si ritrovarono invischiati. E infine, nel 2019, come già anticipato, la “Quota 100”, dove il numero stava a indicare la somma tra gli anni di contributi versati e quelli del pensionato. Questo test sarebbe dovuto terminare nel dicembre 2021, ma si pensò bene di tenerlo in piedi e non certo per portare avanti un progetto, ma solo per mera dimenticanza! E con il susseguirsi in-naturale dei governi, all'italiana maniera, la “Quota 100” è cresciuta, solo nel suo esponente, una sorta di countdown al contrario. Così, è diventata “Quota 102”, poi “Quota 105” e ancora “Quota 107”, fino a oggi con la tanto voluta “Quota 110”!

Primo dato certo: i pensionandi che subiscono questi perversi meccanismi! Fatto sta che, non vedremo più nonni in giro con i propri nipotini, o ad aspettarli all'uscita da scuola. Saranno tutti ancora alla guida di un autobus, o dietro lo sportello di un ufficio postale, a raccogliere gli ultimi scampoli di contributi per arrivare a godersi la meritata pensione.

Secondo dato certo: mai vista la stessa "agitazione" per cambiare il dorato destino delle pensioni dei parlamentari!

Terzo dato certo: l'Italia è sempre "il paese dei balocchi"!

(Fonte: Financialounge.com del 25 febbraio 2021)

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di Michela Conte

Viggiano, 23 febbraio 2030.


...sembrava fosse destinata a restare la parentesi di un minuto, la nuvola che eclissa il sole, per poi fugacemente farsi da parte, ma …

Era il 2008 quando, per la prima volta, alcuni agricoltori nigeriani levarono una protesta che, agli occhi dei più, sarà davvero sembrata sommessa. Sarebbe servito molto tempo, infatti, prima di poter scorgere una smorfia di paura sul viso dei “potenti”. Eppure, dopo anni di lotte, dissimulazioni, smentite e nuovi colpi di scena, sembra che Davide abbia sconfitto Golia. Un rimando biblico non casuale. Da quel giorno, è iniziato un percorso di risalite e consapevolezze, ammissioni e strette di mano: tutto finalizzato ad una nuova dimensione di abitabilità! Quanto verde, boschi che equivalgono i palazzi, strade quasi del tutto prive di odori e vapori, chi ci avrebbe creduto cinquant’anni fa? Il mostro decolorato dello sfrenato consumismo sembrava pronto a masticarci. Quanti non richiesti tributi hanno dovuto pagare i nostri oceani, quanta poca lungimiranza, avranno patito boschi e foreste. Una lama puntata verso il nostro petto, impugnata e condotta dal nostro sconsiderato agire. Ora, la svolta!
La voglia di protestare e reagire di pochi uomini, che sono poi diventati molti, tanti. Contro il Golia-Shell, gigante della petrolchimica, costretto ad inginocchiarsi alle volontà (legittime e sacrosante) di un nugolo di contadini. Oltre quindici anni d’attesa per i primi risultati, la contromossa (inevitabile e prevedibile) della multinazionale, la paura che qualche squalo di avvocato riuscisse a vanificare tutto e poi, finale meraviglioso, la conferma della condanna anche in appello. Da quel giorno la Nigeria è un posto migliore, con nuove leggi a tutela dell’ambiente, che non dimentica i tributi versati alla causa (terra e uomini) ma che, allo stesso tempo, gonfia di nuovo il petto e rivendica il diritto più importante di tutti: quello alla libertà.
Il bello è che di lì a poco, 17.000 cittadini olandesi intentano causa alla Shell, perché continuava a estrarre petrolio e gas, ignorando la crisi climatica e gli impegni imposti dall’Accordo di Parigi. L'effetto è un altro K.O. per il colosso aziendale.
Mi piace pensare che lo sprint decisivo verso una rinascita “green”, si sia originato proprio da quegli eventi, apparentemente di poco conto. E invece…
le grandi macchine del progresso hanno rallentato, per poi fermarsi. Pensare. Riflettere. Oggi siamo tutti più felici grazie all'azione di pochi.
Ma ce lo meritavamo?

di Caterina Demma

11 febbraio 2040

Sono passati 25 anni dall’istituzione della Giornata delle ragazze e delle donne nella scienza da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. I numeri parlano chiaro: le ragazze che si laureano nelle materie STEM (dall’ inglese Science, Technology, Engineering and Mathematics) sono il 56%. Numero sorprendente che inevitabilmente ci interroga.

Nel 2021 Viola Giannola giornalista di “Repubblica” scriveva: “Oggi, nel nostro Paese, solo il 16,5% delle giovani si laurea in facoltà scientifiche, contro il 37% dei maschi, un dato migliore della media europea ma di evidente squilibrio. Appena il 22% delle ragazze si diploma in istituti tecnici, a fronte del 42% tra i coetanei dell'altro sesso. Un gap che nasce già nei primi anni di scuola e prosegue nel mondo del lavoro: nelle aree Stem solo un professore ordinario su cinque è una donna. Tra i rettori sono appena il 7%.”

I dati scoraggianti non intimorirono un gruppo di studentesse, riunitesi nell'associazione #scienziaTenaci e guidate da Artemisia D.

L’ 8 marzo, con lo slogan "le scienziate? Bella scoperta!" decisero di dimostrare l’importanza del loro lavoro e di scendere in piazza per far conoscere a tutti le discriminazioni subite. Inizialmente questa rivolta produsse scarsi risultati, solo il 33% delle donne decise di iscriversi all’associazione. “Non è una cosa da femmine, la scienza” si sentivano troppo spesso ripetere.

Ma il gruppo di Artemisia e delle sue colleghe nel corso del tempo divenne un punto di riferimento per molte giovani scienziate e grazie al supporto delle docenti universitarie, in pochi anni, raggiunsero tre importanti obiettivi:

1) educhiamo le madri 2) riscriviamo i libri di scuola 3) uomini per la parità.

In primo luogo, la casa può essere la "comunità" in cui si "familiarizza" con discriminazioni di genere!

Per non parlare dei libri di scuola: “il papà lavora”, “la mamma cucina”, immagini molto poco "paritarie"! Eppure si pensava che nel 2020 fossero stereotipi in via di superamento.

E arriviamo al terzo punto, perché anche gli uomini decisero di collaborare al raggiungimento delle parità per le loro colleghe. In fondo, si fa goal solo con il gioco di tutti!

Ebbene, oggi le scienziate sono una realtà con buona pace di quanti (maschi!) hanno sempre voluto "sperimentare" il contrario!!

di Francesco Sciannarella

Matera, 17 febbraio 2031

Era il 2006, quando sulle sponde della diga di San Giuliano, vicino Matera, venivano rinvenuti i resti fossili di una balena, poi ribattezzata “Giuliana”. I lavori di recupero durarono ben tre anni, a causa dell'innalzamento continuo del livello dell'acqua nell'invaso. Solo nel 2009 tutti i pezzi (restanti) di questa immensa balena preistorica, a detta degli esperti il più grande fossile mai ritrovato, furono rinchiusi in una serie di casse di legno e conservate nei sotterranei del Museo Nazionale Ridola di Matera. 

Al grido della grande scoperta scientifica, tutti speravano, e credevano, che in poco tempo la macchina burocratica si sarebbe messa in moto, per mostrare al mondo una bellezza proveniente da un tempo che fu. Nulla accadde e il popolo materano dimenticò in fretta. E per undici anni, tra alti e bassi, silenzi forzati e proteste appena accennate calò il sipario sull’incredibile scoperta, anche con la complicità della classe politica, rimasta a guardare.

Quando l'ennesima promessa fatta, nel settembre 2020, di portare alla luce Giuliana non fu mantenuta, un gruppo di attivisti del web smise di attendere e accese una protesta-social che coinvolse migliaia di persone nel giro di poco tempo. Un gruppo, chiamato “Giuliana libera”, che aveva il suo animoso Achab, nome volutamente poco casuale.

Il risentimento crebbe e quando tutto rischiava di cadere nuovamente nell'oblio, nel 2026, Achab (la cui identità è ancora un mistero!), stanco della continua inerzia della Pubblica Amministrazione, decise di organizzare un “flash mob” davanti il museo registrando una partecipazione inaspettata. La cassa di risonanza fu incredibile. Il Comune della città dei Sassi, stavolta, non poté nicchiare: furono finalmente stanziati i fondi necessari per recuperare il fossile al suo precipuo scopo.

È tutto vero! Domani, presso il Museo Ridola, Giuliana torna a casa nella sala a lei interamente dedicata!

Giuliana ha finalmente rivisto la luce e questo grazie soprattutto al “capitano del Pequod” che questa volta non ha dato la caccia a una balena, ma le ha dato la libertà!

Fonti: Repubblica del 30 aprile 2019, La Gazzetta del Mezzogiorno del 18 settembre 2020.

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di Francesco Sciannarella

Lucania, 10 febbraio 2052.

Era l'aprile 2019 quando fu tratto in arresto il responsabile del Centro Oli di Viggiano, per lo sversamento di petrolio nel periodo dal 2016 al 2017. “L'oro nero” aveva ricoperto una superficie di 26mila metri quadrati di suolo e sottosuolo viggianese. Qualcosa come 400 tonnellate di greggio erano finite nelle fogne e nella diga del Pertusillo, con danni ambientali incalcolabili, per le generazioni dell'epoca e per quelle di oggi. Flora e fauna locali ne pagano ancora le conseguenze.
Il triste episodio, poco alla volta, accese un profondo senso di rabbia nei lucani, troppo spesso silenziosi e indolenti. E così, subito dopo la pandemia di coronavirus del '20 e '21, nell'agosto dell'anno successivo, gli stessi uomini che avevano visto la propria terra violentata giorno dopo giorno, quella stessa terra bagnata del loro sudore, decisero di iniziare a protestare pacificamente. Per lo più ultrasessantenni, “insorsero” al grido di: Il nostro futuro è agli sgoccioli, quello dei nostri figli no! Così, un piccolo drappello di una decina di persone iniziò' a stazionare davanti i cancelli dell'impianto. Un sit-in senza sosta, subito appoggiato dalla popolazione locale. Per mesi tutto si svolse nell'assoluto silenzio dei media (chissà come mai!), ma quando i dieci solitari diventarono venti, poi trenta e poi sempre più numerosi, fino ad arrivare a oltre mille persone, la loro voce iniziò a echeggiare oltre il confine della valle. Per la prima volta i lucani, dopo decenni, si mostrarono coesi, ma soprattutto risoluti, sollevando un polverone tale da suscitare l'attenzione delle maggiori associazioni per la salvaguardia del pianeta: Friday for Future, Greenpeace, WWF, assieme a molte altre a livello locale. L'entusiasmo generale fu drasticamente interrotto quando, nell'agosto 2029, in seguito all'intervento delle forze dell'ordine, intervenute per disperdere la pacifica protesta, gli animi si scaldarono. Una persona perse la vita, travolta dalla calca incontrollata. Era Giuseppe S., per tutti nonno Peppo, diventato l'emblema di una lotta per un futuro migliore.
“Anche se ci resta poco da campare” diceva Peppo “vogliamo usare il tempo che ci rimane per cercare di donare un avvenire migliore alla gioventù futura!”
E oggi, a trent'anni dal quel primo sit-in improvvisato, il Centro Oli di Viggiano è stato smantellato e verrà presto riconvertito per la produzione di idrogeno, il carburante che sta salvando il nostro Pianeta, aiutandolo a respirare ogni giorno di più!
Un grazie, quindi, a tutti i nonno Peppo che hanno creduto in quella protesta mai violenta, pensando agli altri e alla propria terra senza paure e senza ipocrisie.

Fonti: Il fatto quotidiano del 23 aprile 2019

di Enea Bonato


7 febbraio 2031

Tra pochi mesi, precisamente il 31 agosto 2031, Rimini festeggerà con una grande Sagra lungo le banchine del porto, l’anniversario decennale della fine della moratoria su trivelle gas metano e airgun, le esplosioni di aria compressa in ambiente sottomarino che nuocciono gravemente ai cetacei e ai pesci.
La nominazione della legge, prima firmataria Mondaini, la pasionaria della Green Economy Italiana, deriva dall’esperienza libertaria del rag. Rosa, bolognese, che il primo maggio del 1968, in piena rivoluzione postguerra mondiale, dichiarò Stato Indipendente un’isola costruita su di una piattaforma fuori dalle acque territoriale italiane al largo della costiera romagnola.
Era il 29 febbraio ’21 quando il Governo Istituzionale , detto del Conte Verde, promulgò il pacchetto di norme legato al Recovery Fund post gattachecicovid, denominato Madre Terra.
Con un programma di totale riconversione di ogni sito produttivo inquinante presente sul territorio italiano da Firenze in giù, si creò una nuova coscienza territoriale terrona, che al grido di "Basta coi padri della Patria, meglio la Madre”, rivoluzionò il modo di pensare e infine le pratiche sessuali del Sud Sud Italia. All’Italia del Nord rimasero i Padri e le PM, intese come polveri sottili.
In dieci anni sono stati smantellati 34 impianti dei 98 presenti nel 2021.
Si è iniziato dai più fatiscenti, già a rischio concreto di affondamento causato da mareggiate e forti venti, come accaduto il 5 dicembre del 2020 alla piattaforma estrattiva Ivana D.
L’ingente rilascio di idrocarburi tra Italia e Croazia concretizzò l'intenzione già manifestata dal Governo Croato di smantellare ogni piattaforma presente nelle loro acque. Cosa che avvenne in cinque anni.
Rimangono di pertinenza italiana altri 64 impianti. Tutti improduttivi ma al centro di una interessante proposta di una cordata russo-croata-macchiavellica-italo- portoghese, per scegliere tra le piattaforme quelle sotto la cui superficie sono presenti falde acquifere e costruire su di esse alcuni innovativi resort turistici con piccoli attracchi per natanti leggeri.
Gli imprenditori, in caso di valutazione favorevole, garantirebbero anche la dismissione completa degli impianti rimanenti.
La proposta sta per essere valutata nel corso del prossimo Referendum propositivo Democratico del 21 marzo che si svolgerà da Venezia a Otranto nelle piazze dedicate alla consultazione per alzata di mano. Chi scrive è favorevole. 

di Francesco Sciannarella

7 febbraio 2031

Quasi dieci anni fa, come diceva un articolo del TGcom del 22 gennaio 2021, l'allora presidente della UE Charles Michel, in seguito alle varianti del Sars-Covid2, suggerì di creare l'ennesima colorazione delle zone pandemiche dove, di tali varianti, si poteva facilmente perdere il controllo: le zone rosso scuro. Quasi non bastasse il caleidoscopio adottato fino ad allora che mandò in confusione le popolazioni di mezzo mondo! E si cominciarono così ad adottare, a partire dal Presidente francese di allora, Macron (sotto la spinta della famosa - o famigerata - Angela Merkel), forti restrizioni sugli spostamenti tra Paesi europei.
E oggi ne paghiamo le conseguenze, poiché il Covid, nonostante i vaccini creati in tempi record, anche dall'azienda farmaceutica che creò il Viagra (e in alcuni casi gli effetti collaterali del vaccino, in questi ultimi dieci anni, hanno lasciato di stucco molte donne), non volendo mollare il colpo, fece si che le restrizioni, ergo le zone pandemiche in tecnicolor, diventassero confini ben definiti, con tanto di dogana! Un paradosso, se si pensa ai decenni di lotta per cancellarli! Quindi oggi, per colpa di quelle varianti del corona virus, per andare a far visita ai nostri cari, che abitano magari a un tiro di schioppo da noi, ma di mezzo c'è un “limite invalicabile”, necessitiamo del passaporto. Quando si dice la sfortuna! Abbiamo debellato un virus che ha messo in ginocchio l'intero pianeta, ma ci sono rimaste le dogane! Che voglia essere una scelta voluta a titolo di monito per le generazioni future? Nessuno può saperlo. Magari, Dio non voglia, se spunta fuori un “cugino” del Sars-Covid2, per contrappasso, arriverà il momento che le elimineremo!

Fonti: TGcom del 22 gennaio 2021
 

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