...PERCHÈ IL CORAGGIO NON HA ETÀ...

di Francesco Sciannarella

Lucania, 10 febbraio 2052.

Era l'aprile 2019 quando fu tratto in arresto il responsabile del Centro Oli di Viggiano, per lo sversamento di petrolio nel periodo dal 2016 al 2017. “L'oro nero” aveva ricoperto una superficie di 26mila metri quadrati di suolo e sottosuolo viggianese. Qualcosa come 400 tonnellate di greggio erano finite nelle fogne e nella diga del Pertusillo, con danni ambientali incalcolabili, per le generazioni dell'epoca e per quelle di oggi. Flora e fauna locali ne pagano ancora le conseguenze.
Il triste episodio, poco alla volta, accese un profondo senso di rabbia nei lucani, troppo spesso silenziosi e indolenti. E così, subito dopo la pandemia di coronavirus del '20 e '21, nell'agosto dell'anno successivo, gli stessi uomini che avevano visto la propria terra violentata giorno dopo giorno, quella stessa terra bagnata del loro sudore, decisero di iniziare a protestare pacificamente. Per lo più ultrasessantenni, “insorsero” al grido di: Il nostro futuro è agli sgoccioli, quello dei nostri figli no! Così, un piccolo drappello di una decina di persone iniziò' a stazionare davanti i cancelli dell'impianto. Un sit-in senza sosta, subito appoggiato dalla popolazione locale. Per mesi tutto si svolse nell'assoluto silenzio dei media (chissà come mai!), ma quando i dieci solitari diventarono venti, poi trenta e poi sempre più numerosi, fino ad arrivare a oltre mille persone, la loro voce iniziò a echeggiare oltre il confine della valle. Per la prima volta i lucani, dopo decenni, si mostrarono coesi, ma soprattutto risoluti, sollevando un polverone tale da suscitare l'attenzione delle maggiori associazioni per la salvaguardia del pianeta: Friday for Future, Greenpeace, WWF, assieme a molte altre a livello locale. L'entusiasmo generale fu drasticamente interrotto quando, nell'agosto 2029, in seguito all'intervento delle forze dell'ordine, intervenute per disperdere la pacifica protesta, gli animi si scaldarono. Una persona perse la vita, travolta dalla calca incontrollata. Era Giuseppe S., per tutti nonno Peppo, diventato l'emblema di una lotta per un futuro migliore.
“Anche se ci resta poco da campare” diceva Peppo “vogliamo usare il tempo che ci rimane per cercare di donare un avvenire migliore alla gioventù futura!”
E oggi, a trent'anni dal quel primo sit-in improvvisato, il Centro Oli di Viggiano è stato smantellato e verrà presto riconvertito per la produzione di idrogeno, il carburante che sta salvando il nostro Pianeta, aiutandolo a respirare ogni giorno di più!
Un grazie, quindi, a tutti i nonno Peppo che hanno creduto in quella protesta mai violenta, pensando agli altri e alla propria terra senza paure e senza ipocrisie.

Fonti: Il fatto quotidiano del 23 aprile 2019