... RIFORME AD ALTA "QUOTA"!

di Francesco Sciannarella


Roma, 1 marzo 2041.


È di oggi la notizia della riforma (ennesima!) del sistema pensionistico italiano. L'ultima era stata la tanto chiacchierata “Quota 100” che, nata come una sperimentazione, ha fatto poi da riferimento per le successive.

L'argomento pensione è sempre stato lo slogan elettorale preferito, attrattore di voti e fautore di promesse gridate ai quattro venti, la "patata bollente" dei vari partiti che si sono avvicendati a Montecitorio, in quanto i drastici interventi sul sistema pensionistico sembrano essere stati il modo, spesso criptico, per far tornare i conti!

Tra le riforme più memorabili degli ultimi 50 anni c'è quella del 1992, che porta il nome di Amato, che, gioco di parole a parte, nessuno ha davvero "amato" essendo stata la causa dell'aumento del debito pubblico. Si passa poi alla riforma del Governo Dini (correva l'anno 1995) nota per essere quella del passaggio al “regime contributivo”. Non dimentichiamoci della riforma Maroni (2005), con il balzello della previdenza complementare e del suo “tacito consenso”. Dulcis in fundo la famigerata riforma Fornero, del 2011, che elevò a 67 anni l'età pensionabile, facendo versare (poche) lacrime (di coccodrillo) all'allora ministra e (tante e amare) a quanti vi si ritrovarono invischiati. E infine, nel 2019, come già anticipato, la “Quota 100”, dove il numero stava a indicare la somma tra gli anni di contributi versati e quelli del pensionato. Questo test sarebbe dovuto terminare nel dicembre 2021, ma si pensò bene di tenerlo in piedi e non certo per portare avanti un progetto, ma solo per mera dimenticanza! E con il susseguirsi in-naturale dei governi, all'italiana maniera, la “Quota 100” è cresciuta, solo nel suo esponente, una sorta di countdown al contrario. Così, è diventata “Quota 102”, poi “Quota 105” e ancora “Quota 107”, fino a oggi con la tanto voluta “Quota 110”!

Primo dato certo: i pensionandi che subiscono questi perversi meccanismi! Fatto sta che, non vedremo più nonni in giro con i propri nipotini, o ad aspettarli all'uscita da scuola. Saranno tutti ancora alla guida di un autobus, o dietro lo sportello di un ufficio postale, a raccogliere gli ultimi scampoli di contributi per arrivare a godersi la meritata pensione.

Secondo dato certo: mai vista la stessa "agitazione" per cambiare il dorato destino delle pensioni dei parlamentari!

Terzo dato certo: l'Italia è sempre "il paese dei balocchi"!

(Fonte: Financialounge.com del 25 febbraio 2021)

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